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Politica cialtrona o popolo menefreghista?

 
 

L'Italiano medio se ne frega della politica e, soprattutto, disprezza i politici. Per lui, i signori del Palazzo sono tutti uguali, senza distinzioni di destra, sinistra e centro: sono la casta. Ed è poco importante se ciò è frutto di uno strisciante qualunquismo oppure ne è la causa, se è nata prima una classe politica cialtrona o un popolo menefreghista.



Gli Italiani hanno dimostrato, fino ad ora, di non essere in grado di esercitare giorno per giorno un controllo su coloro ai quali si è espressa fiducia senza firmare per'altro nessuna cambiale in bianco; di avere difficoltà a separare il piano politico da quello dello spettacolo arrivando fino al punto di credere che la realtà preconfezionata dai mistificatori di turno sia vera e non cartapesta..salvo poi svegliarsi dal torpore atavico con amare disillusioni (crisi che c'è, lavoro che non c'è ecc).


I politici italiani lo sanno; sanno di non essere amati; ma sanno anche che, per pigrizia e pusillanimità, l'Italiano medio li sopporterà, che tollererà le loro malversazioni, le loro ruberie, la loro arroganza quotidiana; ignorerà perfino i loro voltafaccia repentini, al servizio del potere di turno: transfughi, non dell'ideale, ma della pagnotta.

Da destra a sinistra e da sinistra a destra: senza dignità, senza pudore, senza un briciolo di coerenza: individui che non meritano neanche il nome di uomini, ma, al massimo, di «ominicchi», se non proprio di «quaquaraquà».
Se ne infischiano perché sono certi che potranno alzare la posta a loro piacimento, aumentarsi lo stipendio, garantirsi l'impunità assoluta, farsi le leggi smaccatamente «ad personam»: i mugugni, infatti, non hanno mai ammazzato nessuno, e il popolo bue non andrà oltre il mugugno e il brontolio. Sanno benissimo che l'Italiano medio si lamenta, impreca, sbuffa in privato; ma, in pubblico, diventa quieto e remissivo. E se nasce un'onda di indignazione generale, pacifica e determinata, è pronto servito al popolo un'azione artatamente preconfezionata e preorganizzata per isolare chi ancora ha la forza di indignarsi: creando ed additando un finto nemico. Allo scopo di abbatterlo.

E tanto più il 'nemico' è autorevole e leader per i suoi, tanto è più violenta e articolata l'offensiva: in questo senso si inserisce l'inaudito attacco a Travaglio.
L'Italiano medio è rassegnato.
E se davvero apparissero sulla scena dei politici seri, onesti, disinteressati e competenti, molto probabilmente l'Italiano medio non li vedrebbe neppure, tanto ne è convinto che li considera tutti ladri, arroganti, inetti, e persino in odore di mafia o di camorra.


I politici di oggi lo sanno ed emanano disprezzo e bassa demagogia nei confronti degli Italiani, anche se ostentano il contrario

E assumono atteggiamenti sempre più sguaiati, imponendo i loro faccioni sprezzanti persino negli spettacoli di varietà, come se non bastassero le ore ed ore di presenza sugli schermi televisivi dei programmi «seri».

E gli Italiani sono sempre più sdegnati ed esasperati, ma, al tempo stesso, sempre più inebetiti e rinunciatari.

Siamo passati dal  «Non sono d’accordo con te, ma darei la mia vita perché tu possa esprimere liberamente la tua opinione» al «che parlino male di me, purché ne parlino».

Da noi, un politico che si sente vilipeso da un comico o da un vignettista di giornale, non esita a querelare il malcapitato facendosi scudo della protezione della casta. Da noi, un vice-ministro può essere oggetto di una richiesta di arresto - non di indagine, ma di arresto - da parte delle forze dell'ordine, per il più infamante dei reati: collusione con la criminalità organizzata; e ottenere la solidarietà piena e incondizionata del Parlamento, nonché l'immunità.

Cosa che, oltre Atlantico (ma anche oltr'Alpe), sarebbe semplicemente inconcepibile, perché altrove è sufficiente il sospetto perché si debba dimettere seduta stante, lasciando l'amatissima poltrona.


L'Italia, dunque, non è gli Stati Uniti d'America; non è nemmeno Europa occidentale, politicamente parlando; ma, al massimo, la Bielorussia o il Montenegro, per non dire la Colombia dei «narcos» o la Taiwan del capitalismo selvaggio. Questa è la percezione che il mondo ha di noi, specialmente in questi ultimi anni; con buona pace di quei politici sfrontati che negano l' evidenza, accusando chi la menziona di coltivare sentimenti antinazionali.
E allora?

Ma come risalire, controcorrente, anni di rassegnazione, di complicità reciproche fra i politici che predicano bene e razzolano malissimo, e i cittadini che a parole vogliono giustizia, lavoro e pace sociale, ma, in pratica, desiderano impunità per le loro piccole furberie, per gli abusi edilizi, per l'evasione fiscale, per le discariche abusive, per le pensioni d'invalidità fasulle, per i certificati medici truccati?
È difficile immaginare una società che possieda una classe dirigente molto migliore o molto peggiore di se stessa; difficile, per non dire impossibile.


Non resta che sperare nei giovani: nei cittadini e nei politici di domani. Ma certo non saranno migliori di quelli di oggi, se non verranno loro insegnati, e più con l'esempio che a parole, i valori cardine dell'onestà, della sobrietà, della competenza, del disinteresse, della dedizione al lavoro, dell'amore per il bene comune.

Serve, soprattutto, che questi valori siano trasmessi dalle famiglie, dai genitori, prima ancora che dalla scuola; magari spegnendo la televisione, ogni tanto. Specialmente quando mandano in onda velenose porcherie come «Amici» di Maria De Filippi o come «Il Grande Fratello»: dove tutto si può imparare, tranne che quei valori.

 

Pubblicato il 19/12/2009 alle 13.18 nella rubrica il governo(?) Berlusconi & C..

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